Parliamone ...

- Il cinghiale nel mirino -

di Danilo Mainardi

( *** )  Questa breve nota mi fu inviata personalmente dal compianto amico e mentore Prof. Danilo Mainardi, allorché, nel 2013, gli chiesi un parere sull'argomento. In sua memoria - e data l'attualità del tema - la ripubblico oggi, con rinnovato sentimento di stima ed affetto verso il grande scienziato. (Gianni Tadolini).

"A partire dai mesi estivi, fino ad autunno inoltrato, nei nostri borghi vengono realizzate spesso iniziative dedicate al cinghiale, meglio, alla sua morte: si chiamano "sagre del cinghiale" - Soprattutto gli stand gastronomici, oltre alla vendita di prodotti derivati dalla lavorazione del suino selvatico, sono i protagonisti delle serate estive e delle feste paesane, ma raramente i consumatori conoscono veramente cosa ci sia dietro queste attività artigianali. Non di rado gli animali che finiscono sulle nostre tavole vengono uccisi in battute di caccia raccapriccianti, in cui il cinghiale, braccato e terrorizzato, viene inseguito a lungo da cani e cacciatori, per finire agonizzante con una scarica di pallettoni nel corpo: quasi mai il decesso è rapido e basta guardare gli occhi dell’animale morente per capire l’atroce sofferenza che sta provando.

Il cinghiale è un mammifero evoluto: studi sulla filogenesi della specie e sul DNA mitocondriale hanno rivelato che la sua complessa rete nervosa e neurochimica è molto simile a quella dell’uomo, con una struttura cognitiva ed una vita emozionale non distanti da quelle di un bambino di 4 – 5 anni.

Ora immaginiamo la scena: un piccolo gruppo di animali sta rosicchiando tranquillamente bacche e radici, quando d’improvviso avverte la presenza ostile dell’uomo e del cane addestrato per quella caccia: i cinghiali si lanciano in una precipitosa fuga, presi dall’angoscia e dal presentimento della morte imminente; il loro cuore batte all’impazzata.

E’ ormai scientificamente accertato che tutti i mammiferi sono simili, derivando da un unico, antico ceppo genetico: anche il buon senso - come ci insegnava Darwin - ci dice che sono simili, almeno nella percezione dell’ansia, della gioia e del dolore. Allora che diremo a quei cuccioli che non vedranno più ritornare la loro madre, ai compagni di branco che aspetteranno inutilmente il grugnito dei propri fratelli? Sappiamo per certo che il cinghiale è un animale altamente sociale e quello che per noi è un insignificante grugnito, in realtà è una miriade di suoni articolati, un vero e proprio linguaggio attraverso cui l’animale esprime segnali e sentimenti.

Non neghiamo l’evidenza scientifica e non nascondiamoci dietro le nostre ipocrite giustificazioni: quando uccidiamo barbaramente un cinghiale, per il nostro macabro divertimento o per il nostro palato, compiamo un’azione brutale verso una specie simile alla nostra, celebrazione della prevaricazione violenta dell’uomo sulla natura e sulla vita".

Prof. Danilo Mainardi (etologo)

Venezia,

Università Ca' Foscari, 2013

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